5 volti della sindrome dell'impostore
Ho paura che un giorno qualcuno busserà alla mia porta e dirà: "Scusi, c'è stato un errore"
C'è un paradosso crudele nel successo: più sali, più hai paura di cadere. E non parlo della normale ansia da prestazione, ma di quella vocina subdola che ti sussurra all'orecchio "non te lo meriti" proprio quando tutto sta andando bene. Benvenuti nel mondo della sindrome dell'impostore, quella sensazione di essere un truffatore mascherato da persona competente, sempre a un passo dall'essere "smascherato".
È il rovescio della medaglia dell'effetto Dunning-Kruger: se là l'ignoranza genera sicurezza, qui la competenza genera insicurezza. Il bello è che più sei bravo, più ti senti un impostore. E no, non è modestia: è un sabotaggio inconscio che colpisce dal CEO al neolaureato, dal premio Nobel al freelancer alla prima commessa.
Ecco cinque facce di questa sindrome che probabilmente riconoscerai (anche se non vorresti).
1. Il perfezionista che non consegna mai
Quando "quasi pronto" diventa un mantra
Il perfezionista affetto da sindrome dell'impostore ha un superpotere: trasformare ogni progetto in un'opera incompiuta. "Devo solo sistemare questo dettaglio", "Non è ancora abbastanza buono", "Aspetto di avere un'idea migliore". In realtà, dietro ogni rinvio si nasconde la paura che il lavoro finito riveli la sua presunta incompetenza.
Perché vale la pena riconoscerlo: Il perfezionismo paralizzante è spesso sindrome dell'impostore travestita da standard elevati. La differenza? I veri standard elevati ti fanno migliorare, la sindrome dell'impostore ti blocca.
👉 Studio del Politecnico di Milano sulla sindrome dell'impostore
2. L'esperto che si scusa per tutto
"Scusate se vi faccio perdere tempo con la mia opinione"
È quello che inizia ogni intervento in riunione con "Forse sbaglio, ma...", "Non sono sicuro, però...", "Magari dico una sciocchezza...". Ha anni di esperienza, titoli di studio, risultati concreti, ma si presenta sempre come se stesse chiedendo il permesso di esistere professionalmente.
Chicca nascosta: Le ricerche mostrano che questa sindrome colpisce più spesso le donne e le minoranze, che storicamente hanno dovuto "dimostrare di più" per essere prese sul serio. Il risultato è un circolo vizioso di auto-svalutazione.
👉 Articolo di Harvard Business Review sul fenomeno
3. Il "fortunello seriale"
Quando ogni successo è solo questione di caso
"Sono stato fortunato", "Timing perfetto", "Mi sono trovato nel posto giusto al momento giusto". Il fortunello seriale ha una spiegazione per ogni suo successo che non contempla mai le sue capacità. Ha vinto un bando? Fortuna. Ha fatto un'ottima presentazione? Gli altri erano scarsi. Ha avuto una promozione? Era l'unico disponibile.
Momento wow: Esiste una correlazione inversa tra competenza percepita e attribuzione al merito. Più sei bravo, più tendi a sottovalutare il tuo contributo. È come se il cervello avesse paura di prendersi il merito.
👉 Ricerca dell'Università di Bologna sulla psicologia del successo
4. L'accumulatore compulsivo di competenze
"Prima devo studiare ancora un po'"
Non si sente mai abbastanza preparato. Ha tre lauree, cinque master, dieci certificazioni e continua a studiare. Non per passione (anche), ma perché è convinto che da qualche parte ci sia LA competenza che lo renderà finalmente degno del suo ruolo. Spoiler: quella competenza non esiste, perché il problema non è nel sapere, ma nel sentire.
Pro tip: Se ti riconosci, prova questo esperimento: scrivi tutto quello che sai fare su un foglio. Poi immaginati di dover assumere una persona con quelle competenze. La assumeresti? Ecco.
👉 Centro studi di Psicologia del Lavoro - La Sapienza
5. Il "non merito questo stipendio"
Quando il conto in banca diventa fonte di ansia
È il paradosso più crudele: hai raggiunto il successo economico che desideravi, ma invece di goderti i frutti del tuo lavoro, vivi nel terrore costante che qualcuno si accorga che "non li vali". Ogni aumento diventa un peso, ogni bonus una prova della tua impostura. Il risultato? Saboti inconsciamente le tue opportunità per "riequilibrare" la situazione.
Perché vale la pena rifletterci: Il nostro cervello è programmato per la coerenza. Se dentro di te c'è scritto "non valgo tanto", ogni evidenza contraria viene percepita come un errore da correggere.
👉 Articolo di Repubblica su psicologia e denaro
Riconoscere la sindrome dell’impostore
La sindrome dell'impostore è il prezzo che il nostro cervello ci fa pagare per il successo. Ma c'è una buona notizia: riconoscerla è già metà della cura. L'altra metà? Accettare che forse, dico forse, te lo meriti davvero.
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