Qual è il tuo wow?

 
Ascolta “#26. Qual è il tuo wow?” su Spreaker.
 

Qual è il tuo WOW?
Amiche scrittrici, amici scrittori, vi siete mai soffermati abbastanza su questa domanda?

Nel marketing c’è chi lo chiama unique selling proposition, chi unique value proposition, spesso si usa l’espressione elemento differenziante, ma credo che WOW renda molto meglio il concetto.

E allora, qual è il vostro WOW?

Settimana scorsa durante una diretta di Writers and Readers nella nostra rubrica “le parole importanti”, io e Ivan Ottaviani, abbiamo dedicato un’intera puntata alla parola MITO, se vi interessa troverete i riferimenti nelle note di questa puntata.

L’idea di questa puntata nasce proprio durante quell’incontro, quando spostandoci dai miti e leggende dell’antica Grecia, abbiamo approcciato il tema del mito oggi, di quello che è in qualche modo mitico.

Il mito genera stupore e partendo da questa premessa, cos’è che oggi ci stupisce e che quindi per ognuno di noi diventa leggenda, leggendario, o detto in modo ancora più stringato, che crea l’effetto WOW!

Ripensando alla storia degli ultimi anni, il pulsante “I feel lucky” nella ricerca di Google è stato l’elemento chiave che ha creato questo effetto di stupore.

In modo analogo, il servizio assistenza di Amazon che ti chiede quando vuoi essere richiamato e che tra le opzioni ha il pulsante adesso e ti chiamano davvero adesso, è un’altra esperienza da wow e Amazon ci ha spesso abituato a episodi di questo tipo.

Più in generale l’effetto WOW consiste nel creare uno stupore piacevole e positivo attraverso un’esperienza e il risultato è l’aumento della fedeltà di un potenziale cliente.
In tutte le situazioni in cui riusciamo ad andare oltre le aspettative di un consumatore e creare sorpresa e meraviglia, abbiamo fatto bingo, perché abbiamo trasformato un consumatore qualsiasi in un consumatore fedele al marchio o al prodotto.

Come ci può aiutare tutto questo come autori di libri e creatori di contenuti?

Quando un lettore legge i nostri contenuti, possiamo cercare anche noi di creare dei momenti di stupore.

Possono esserci frasi o concetti nei nostri testi che portano le persone, dopo averle lette a dire… WOW, e può essere per come sono scritte, per il contenuto, per la forma, per le conclusioni a cui ci portano o per le emozioni che ci arrivano.
Può essere tutta la storia ad essere WOW e in questi casi le probabilità che nasca un potente passaparola tra lettori è molto molto probabile.
Se state scrivendo testi tecnici, manuali o dal taglio professionale, potete rendere i vostri contenuti WOW, grazie a punti di vista vostri, unici, diversi, alternativi, particolari, originali.
Raccontate la vostra esperienza, la vostra storia, i vostri testi devono essere diversi dagli altri, soprattutto se sullo stesso argomento sono già stati pubblicati altri libri.

Più articolato e complesso è rendere noi stessi dei brand, con un nostro wow personale che non va strillato come uno slogan da sbandierare ai quattro venti, ma come qualcosa da tenere celato, protetto nel nostro scrigno della conoscenza, del sapere, del vivere e dell’essere.
E questo scrigno lo dobbiamo aprire con parsimonia e generosità allo stesso tempo: non abbiamo tempo da dedicare a tutti, ma possiamo fare la differenza per qualcuno, è a loro che ci possiamo rivolgere, è a loro che possiamo dare, donare tutto il nostro wow, perché loro lo sapranno apprezzare.

Ogni volta che saliamo sul palco per un intervento, scriviamo un post su un blog o ci accendiamo la webcam per la prossima diretta social, abbiamo la possibilità di regalare un’esperienza speciale a chi ci ascolta.

Possiamo essere noi stessi in modo diretto a regalare questa esperienza o, in alternativa, possiamo coinvolgere altre persone che ci possono aiutare nella nostra condivisione, persone che possono aiutarci a mettere in luce doni e talenti, come una sapiente regia che da dietro le quinte muove le luci sulla scena, scegliendo chi e cosa illuminare.
L’esempio più classico che mi viene in mente è nel caso del romanzo o della poesia, il coinvolgimento di un lettore professionista che legge alcune parti del vostro testo.
Nel caso di un testo professionale, un moderatore che guida e conduce un intervento in cui attraverso una serie di domande, fa emergere alcuni concetti chiave del testo, interessanti per il pubblico presente.
In entrambi i casi l’obiettivo è sempre quello di generare poi un interesse verso il libro: la costruzione del momento WOW, è il culmine che dovrebbe poi spingere le persone a comprare il prodotto.

Il nostro WOW è parte di noi stessi, è il nostro elemento differenziante, è quello che ci contraddistingue dagli altri, è quel qualcosa che così lo sappiamo fare solo noi.

Il nostro compito è fare la punta al nostro WOW, renderlo più incisivo, chiaro, netto, evidente.

Il nostro WOW, è la somma dei nostri successi, dei nostri fallimenti, dei nostri esperimenti e di tutto quello che ci ha aiutato a crescere anno dopo anno.

In uno dei suoi ultimi articoli sul blog, dal titolo “Quello che ho imparato dalla scrittura”, Riccardo Scandellari, ha scritto: “Diciamo tutti le stesse cose: la differenza sta nel come le diciamo. Questa è una lezione che si impara col tempo.
Dimmi chi sei Riccardo ScandellariRiccardo Scandellari è uno che in fatto di personal branding e posizionamento personale ne sa molto. Nel suo libro “Dimmi chi sei”, edito da Roi Edizioni, scrive “Puoi essere onesto e apparire umano dove il resto dei concorrenti comunica per slogan e offerte al ribasso” e poco più avanti spiega “La tattica si basa su come appari, il marketing invece su chi sei effettivamente.
E alle persone interessa come siamo veramente, per cui prendendo a presto un altro spunto sempre dall’articolo di Riccardo, concludo con questa frase
La gentilezza, l’umiltà e la curiosità sono le basi della tua grandezza.”

Ve lo ripeto:
La gentilezza, l’umiltà e la curiosità sono le basi della tua grandezza.

In bocca al lupo con il vostro WOW.

 

Se volete ascoltare questo contenuto in versione audio, questo è il link al podcast della puntata su Spreaker!, ascoltalo subito!

 

Photo by Ben White on Unsplash

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