Segugi di tracce digitali

Ascolta “#38. Segugi di tracce digitali” su Spreaker.

 

Hai mai riflettuto sulle tracce digitali che semini qua e là in rete?

Ogni nostro momento online lascia piccole tracce non solo del nostro passaggio, con buona pace della privacy, ma soprattutto racconta qualcosa di ognuno di noi: a volte lo facciamo in modo consapevole, altre volte in modo più involontario.

Siamo sempre più connessi: Whatsapp, Messenger, Telegram, i diversi social network in cui siamo presenti, gruppi e forum di discussione per le nostre passioni, blog e siti per restare aggiornati e informati, podcast e audio clubhouse insieme a video e videochiamate.

In tutti questi canali online scambiamo pensieri, esperienze, opinioni e valutazioni su prodotti e servizi.

Oggi ti parlerò proprio di questo tema e di come si possano leggere informazioni preziose da tutte queste tracce digitali.

Se pensi a qualche approccio esoterico tipico di chi legge il futuro nei fondi di caffè, beh, alla fine della puntata dovrai per forza ricrederti, anche se… torneremo ancora a parlare di caffè nel finale.

Prima di entrare nel vivo della nostra puntata è importante fare un rapido excursus sull’evoluzione del web:

  • Web 1.0: basato su comunicazione broadcast uno a molti, in modo analogo a quanto succede con radio e televisione
  • Web 2.0: vede la nascita dei prosumer: i proactive consumer, i consumatori proattivi e dello UGC (user generated content), dei contenuti generati dagli utenti
  • Web 3.0: ha al centro la parola chiave connessione ma vede anche un’impennata nell’evoluzione del web semantico e nella interpretazione dei contenuti grazie anche all’utilizzo dell’intelligenza artificiale
  • Web 4.0: mette al centro tecnologie e big data, siamo circondati da domotica e soluzioni smart (smart speaker, comandi vocali, etc)

Adesso ci troviamo nell’era del Web 4.0, ma oggi non parleremo di Big Data, né di Smart Data o Small Data, i protagonisti di questa puntata sono i micro dati.

Cosa sono i micro dati?

I micro dati sono dati così piccoli da essere indecifrabili per chi non ha un occhio allenato ma densissimi di informazioni per chi è del mestiere, come ho raccontato ieri in un mio intervento in Assintel, i micro dati raccontano tanto di noi come persone e professionisti e possono rivelare il motivo dei nostri comportamenti, scelte di consumo, codici linguistici, tensioni culturali, esperienze e molto altro ancora.

Perché oggi parliamo di micro dati?

Ancora un attimo di pazienza

Tra le principali metodologie di ricerca online, oltre ai focus group, possiamo ricorrere alla netnografia.

In cosa consiste?

Netnografia nasce da internet + etnografia, è una disciplina ponte tra sociologia, psicologia e neuroscienze e ci aiuta a comprendere meglio i consumatori e in particolare i prosumer.

La netnografia è un valido strumento al servizio del marketing.

Ancora più che nella vita reale, online i consumatori intrattengono discussioni, condividono pareri ed esperienze, pensate alle recensioni di locali e hotel che scriviamo su Tripadvisor o Google My Business, o i rating di affidabilità dei siti con Trustpilot o ancora le recensioni su Amazon e gli altri store online.

In modo diretto o indiretto i consumatori hanno anche l’obiettivo di informare e influenzare gli altri su marchi e prodotti.

Grazie alla netnografia possiamo studiare queste informazioni e si possono comprendere meglio gusti, passioni, desideri e interessi dei consumatori.

Il primo passo consiste nello studiare le community online, lì dove le persone parlano di marchi e prodotti, portando l’attenzione su questi aspetti:

  • Comprendere la percezione che gli utenti hanno di prodotti e servizi
  • Individuare influencer e ambassador all’interno della community in grado di influenzare le opinioni del gruppo
  • Monitorare la diffusione e velocità delle informazioni
  • Sfruttare i legami tra i membri della community: si sentono parte del gruppo? quanto interagiscono tra loro? Si scambiano opinioni e consigli?
  • In più online dobbiamo ricordarci che il passaparola diventa ancora più virale e si può misurare

Da dove possiamo partire?

Quando osserviamo una community, uno dei passi chiave è quello di suddividere i membri in queste categorie: devoti, insider, mingler, newbies.

Prima di tutto individua i devoti e gli i.

  • I devoti forniscono  spunti e suggerimenti pratici sul prodotto o il contenuto, sono dei potenziali insider
  • Gli insider sono molto legati alle attività del gruppo e sono più inclini a collaborare
  • I mingler sono persone che si mescolano nel gruppo, socializzano con gli altri, coinvolgono ed educano gli altri utenti
  • I newbies, i principianti, sono i turisti della community, non sono ancora legati da legami forti agli altri partecipanti

Una volta individuati ti sarà sicuramente più facile capire con chi iniziare a costruire legami, quali sono gli utenti chiave della community, chi riesce più facilmente a influenzare gli altri e a orientare le loro scelte, chi va e viene e non è interessante.

A inizio puntata ti avevo parlato del caffè.

Come si collega con questa puntata?

Proprio grazie ad un percorso basato sulla netnografia Starbucks ha cambiato radicalmente volto dando vita anche al progetto MyStarbucksIdea.

Starbucks arrivava da un periodo nero in cui ha chiuso 600 negozi in tutto il mondo provocando la perdita di un migliaio di posti di lavoro: serviva un cambiamento e radicale.

Da questo scenario nasce il progetto MyStarbucksIdea, per raccogliere consigli, suggerimenti e proposte dai consumatori stessi.

L’idea aveva già un importante precedente. Con un approccio analogo la multinazionale americana produttrice di portatili DELL aveva creato un oceano blu di business, grazie al format Dell’s Inspiration, col quale gli utenti potevano comunicare con l’azienda e arrivare persino a personalizzare in tutto e per tutto il proprio laptop.

L’esperimento è stato un successo arrivando a creare oltre 100.000 idee divise in tre macro aree: 

  • product ideas: idee per nuovi prodotti o variazioni sul tema (caffè, tè, altre bevande ma anche card e altre tipologie di cibi)
  • experience ideas: idee legate a migliorare l’esperienza delle persone nei locali Starbucks (arredamenti, modalità di pagamento, etc)
  • involvement ideas: con idee e suggestioni per consolidare la community che ruota intorno al mondo Starbucks.

Il resto è storia che tutti voi conoscete.

Perché è importante tutto questo? Spesso si crea un grande gap tra l’opinione che ognuno di noi come utente ha di un marchio e l’idea stessa che quel marchio vuole raccontare di se stesso: il primo passo per monitorare la nostra reputazione come brand, passa da qui, dall’ascoltare i micro dati, le tracce digitali lasciate dagli utenti che raccontano cosa pensano di noi.

Ricapitolando, grazie alla netnografia possiamo:

  • Capire meglio il nostro presente iperconnesso
  • Migliorare le strategie di comunicazione dei brand
  • Intercettare i segnali deboli del futuro all’orizzonte 
  • Ricordarsi che i territori online non sono abitati da avatar, ma da persone in carne e ossa con necessità, paure, sogni.

Adesso la palla passa a te.

Ti sei già chiesto come ti percepiscono la rete e le community di persone?

Potete vedere la versione estesa di questo evento in una diretta che ho tenuto proprio su questi temi qualche giorno fa ospite di Assitenl ed Etass.

Se invece vi interessa ascoltare solo l’audio di questo articolo lo trovate su Spreaker!

Buon ascolto della rete!

 

Photo by Jason Wong on Unsplash

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