Perché le citazioni ci piacciono tanto?

Ascolta “#49. Perché le citazioni ci piacciono tanto” su Spreaker.

 

Perché le citazioni ci piacciono tanto?

Perché i libri ne sono pieni?

Perché anche grandi autori le usano all’interno dei propri testi, piuttosto che nei discorsi o nelle presentazioni?

Su Google ci sono più di 30.000.000 di pagine indicizzate che parlano di citazioni, rendendo di fatto questo motore di ricerca lo strumento più ricco per trovare una citazione su qualsiasi tema o argomento.

Perché le citazioni riscuotono così tanto successo?

Le citazioni riscuotono tutto questo successo perché funzionano, sono uno strumento potente, utili, flessibile e plasmabile in tanti modi diversi.

La Treccani ad esempio afferma che le citazioni servono per dare autorità a quanto si afferma.

Quali sono i principali utilizzi che possiamo fare delle citazioni?

Nella narrativa tantissimi scrittori utilizzano le citazioni in apertura del proprio libro, come se la citazione di un altro autore aiutasse a calare meglio il lettore nella storia che si sta per leggere.

Ad esempio “Terry Brooks nel magico regno di Landover” inizia il primo capitolo di questa saga con una frase tratta da “Il Mago di Oz“; forse all’inizio questa citazione ci può sembrare strana, ma in quell’ultima riga “il Paese di OZ, non è mai stato civilizzato, perché siamo tagliati fuori dal resto del mondo. Per questo abbiamo ancora tra noi streghe e maghi” c’è una sorta di antipasto di quello che stiamo per leggere. Il magico regno di Landover lo trovate tra gli Oscar Mondadori.

Anche Roberto Costantini il celebre giallista italiano apre il primo libro della sua “Trilogia del male” con una citazione: “Occorre luce perché muti una credenza dell’anima, e la luce non può essere data in alcun modo da una pena inflitta al corpo. J. Locke”. Un bel modo di aprire un libro dal titolo “Tu sei il male”, se lo volete leggere è pubblicato da Marsilio.

Francesca Mannocchi in “Bianco è il colore del danno”, apre con una citazione di Marianne Moore “Se mi direte perché la palude appare insuperabile, allora vi dirò perché io credo di poterla passare se ci provo” e in questa frase c’è tutta l’essenza di questo bel libro Einaudi.

Massimo Gramellini in “C’era una volta adesso” apre il libro con questa frase attribuita a John Lennon, “Alla fine tutto andrà bene. E se non va bene significa che non è ancora la fine”, una frase rassicurante che anticipa qualcosa del lieto fine della storia che stiamo per leggere.

Nei testi professionali, nella saggistica e nei manuali le citazioni hanno uno scopo più specifico.

Come mi racconta Raffaele Gaito in una nostra recente conversazione, lui ama mettere anche delle citazioni a inizio libro per dare una chiave di lettura diversa all’intera opera, le citazioni per lui mostrano i suoi valori; “attraverso la scelta delle giuste citazioni, indichiamo infatti la direzione verso cui va il nostro messaggio, il nostro contenuto, il nostro testo. Le citazioni non vanno sottovalutate, hanno una carica molto molto importante.”

Proprio perché hanno una carica molto molto importante, Riccardo Scandellari nel suo blog ci mette in guarda dall’usarle in modo superficiale. Parlando proprio di Citare frasi famose: afferma: “È il contenuto più semplice, efficace e abusato da molti. Io per primo amo le citazioni dei grandi professionisti o dei migliori autori nell’ambito in cui opero, tuttavia andrebbe aggiunta la tua opinione o la tua esperienza, altrimenti il merito del contenuto va a loro e non a te che lo condividi.”

Stephen King nel suo libro “On Writing” in cui dialoga con chi vuole diventare scrittore inizia con queste due citazioni 

«L’onestà è la condotta migliore.» Miguel de Cervantes

«I bugiardi prosperano.» Anonimo 

Secondo voi cosa vuole suggerire agli aspiranti scrittori?

In “Diventa chi sei” Emilie Wapnick usa questa citazione lapidaria di Maggie Nelson, “Il talento batte la tecnica” per mettere in chiaro fin dalle prime pagine del suo libro la sua posizione, la sua prospettiva, il filtro attraverso cui guarda il mondo e lo racconta e non può essere che così da una multipotenziale come lei.

Spesso in questo tipo di testi le citazioni accompagnano ogni singolo capitolo: in questo caso possono rispondere sia alla funzione di trailer o teaser dell’argomento trattato nelle pagine successive oppure svolgono il compito di essere uno stimolo, una provocazione. Sempre Raffaele Gaito spiega che le usa per accendere una lampadina, come premessa per anticipare dove l’autore vuole andare a parare.

Ad esempio Luisa Carrada nel capitolo “Le parole si guardano” tratto dal suo libro “Il mestiere di scrivere”, cita Henri Matisse: “Non vedo differenza fra la costruzione di un libro e quella di un quadro. Passando dalla tela alla pagina, il sodalizio tra immagine e parola, disegno e colore, si alternano ritmicamente, come gli oggetti scelti da un giocoliere”, perché come dice Luisa poche pagine più avanti “Le parole, prima ancora di leggerle, le guardiamo.

Sebastiano Zanolli nel capitolo “Obiettivi che fanno la (grande) differenza” nel suo libro “La grande differenza“, Franco Angeli edizioni, cita Michael Gerber “Senza un’immagine chiara di come vorresti che fosse la tua vita, come diavolo vuoi iniziare a viverla?” e le pagine che seguono questa domanda servono unicamente a provare a capire come arrivare alla risposta, a trovare i propri obiettivi personali.

Un altro modo ancora per usare le citazioni è all’interno dei nostri testi, in modo discorsivo: l’applicazione tipica è quando stiamo scrivendo di un certo argomento in cui persone ben più esperte e note di noi l’hanno trattato a fondo: citarle e riprendere poche righe funzionali a supportare le nostre affermazioni è importante e aiuta il lettore a capire l’importanza di questi contenuti chiave.

Ad esempio Seth Godin nel capitolo 2 del suo libro “La pratica”, ricorre addirittura ad una citazione della Bhagavadgītā, uno dei testi sacri dell’induismo: “È meglio seguire la propria via, anche se in maniera imperfetta, piuttosto che seguire perfettamente quella altrui.

Veronica Gentili in “Professione Social Media Manager”, cita Tim Ferriss a supporto delle proprie considerazioni sulle metriche di vanità: “come sostiene l’imprenditore e consulente digitale Tim Ferriss, è “good for feeling awesome, bad for action”, ovvero “buona per sentirsi grandiosi, cattiva per l’azione.”

Da una parte le citazioni ci danno autorevolezza e questa autorevolezza di riflesso ci viene trasferita, ci aiuta a sembrare più credibili agli occhi di chi ci sta leggendo, dall’altra possono arrivare a influenzare le nostre scelte e a spingerci all’acquisto di un libro.

È il caso ad esempio di Niccolò Ammaniti che affermaIo consiglierei ad un analfabeta di imparare a leggere solo per poter conoscere Lansdale.

Per promuovere invece il libro “Inarrestabile” di Lee Child che racconta le avventure di Jack Reacher, viene chiamato in causa il The Washington Times che afferma «Inarrestabile è in assoluto il miglior thriller della serie.»

Se avete qualche dubbio sull’abilità di questo scrittore dovete sapere che si sono spesi nel tessere lodi del suo libro anche diversi altri autori:

Ad esempio Ken Follett scrive: «Reacher mi cattura dalla prima pagina fino all’ultima. Tra gli scrittori di thriller, Lee Child per me è il numero 1.»

Haruki Murakami  afferma «Il miglior autore contemporaneo di narrativa crime

Michael Connelly aggiunge «Dà un nuovo significato al concetto di page-tuner.»

Per Fabiano Massimi e il suo capolavoro, “L’angelo di Monaco”, è Donato Carrisi sul Il Corriere della Sera a definirlo così: il “L’angelo di Monaco” è realtà storica, ma indubbiamente allo stesso tempo la supera, grazie a ciò che la realtà di per sé non potrà mai avere: qualcuno che se ne faccia cantore. Qualcuno che sia accurato, entusiasta, emozionante, immaginifico narratore.”

Quali altri usi puoi fare delle citazioni?

Ad esempio Sebastiano Zanolli nel suo blog le ha trasformate in sfondi motivazionali per il tuo smartphone, puoi scaricare i suoi contenuti dal suo sito.

Ognuno di noi autori può riprendere parti delle recensioni che i lettori lasciano sui siti online o sui social e trasformarli in contenuto aggiuntivo che contribuisce a dare valore ai nostri libri. Non c’è niente di meglio della riprova sociale dell’efficacia del nostro contenuto per spingere altre persone ancora a comprare e leggere i nostri libri.

Mi stavo quasi dimenticando… a proposito delle citazioni anonime, vi svelo un segreto.

A volte gli Anonimi non esistono affatto. A volte sono gli autori stessi del testo che usano lo stratagemma di attribuire ad un altro ignoto una loro frase perché comunque con questo espediente danno comunque una certa autorevolezza al proprio testo.

Rientra in questo gruppo anche l’uso dell’espressione “Dal web” o “Trovato in rete”.

Quindi, la prossima volta che trovate una citazione attribuita in questo modo ad una fonte sconosciuta, chiedetevi, è davvero così o è un espediente dell’autore?

E tu quali altri usi fai delle citazioni?

Raccontamelo nei commenti e condividilo con noi!

 

 

Photo by Thought Catalog on Unsplash

UN COMMENTO

  1. “Siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l’altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti.” [Bernardo di Chartres – filosofo francese del XII secolo]

    Rispondere ad un post/podcast sulle citazioni con una citazione… citiamo quindi per poter partire da una “base di partenza” che come indicato nell’articolo serve a dare “autorevolezza” ad un articolo/testo/trattato… o semplicemente perché qualcuno ha già espresso il concetto in maniera tanto semplice e condivisibile che sembra brutto non “sfruttare” quel lavoro. 🙂

RISPONDI

Please enter your comment!
Please enter your name here

Articoli sullo stesso tema:

Leggi anche:


Resta aggiornato

Iscriviti alla newsletter

Iscrivendomi accetto il trattamento dei dati come descritto nell'informativa privacy.