Cuore e mente dell’editoria

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Si è appena concluso il workshop organizzato da AIE, Associazione Italiana Editori, con l’obiettivo di dare gli strumenti di base ai futuri editori per avere una bussola con cui orientarsi nel mondo dell’editoria.

Oggi voglio condividere con voi una riflessione che si ripresenta ogni anno durante questo workshop “Editori: dalla passione all’impresa“.

Da cinque anni faccio parte anch’io del team dei docenti, insieme a Lino Apone, Giovanni Peresson, Gianmarco Senatore e Paola Mazzucchi.

Il corso aveva l’obiettivo di capire le basi su cui costruire la propria impresa editoriale: dalle formalità amministrative alla costruzione del piano editoriale, dai contratti con gli autori, promozione e distribuzione agli aspetti più di marketing e comunicazione.

Ma torniamo a noi, di cosa voglio parlarvi?

Anche se era un percorso online tramite webinar si percepiva la voglia e l’entusiasmo di entrare nel mondo dell’editoria e come dargli torto!

Ma cosa spinge le persone a voler diventare editori e fondare una casa editrice?

Le motivazioni possono essere molteplici: c’è chi ha pubblicato uno o più libri in self publishing e vuole fare il salto della staccionata, trasformando la propria passione in un’impresa.

C’è chi magari ha già lavorato in una casa editrice e ora vuole mettersi in proprio.

C’è chi ha già un’azienda e vuole diversificare il proprio business con la produzione di testi e altri contenuti.

C’è anche chi vuole creare una casa editrice per dare più spazio agli esordienti o ad un tipo di contenuto che non sempre hanno il giusto spazio in ambito editoriale.

Il punto chiave sul quale riflettere è il significato nascosto di impresa e, qui nello specifico, di impresa editoriale.

Facendoci aiutare da Wikipedia, possiamo partire da questa definizione generica: “l’impresa è caratterizzata da un determinato scopo, ad esempio la produzione o scambio di beni o servizi, e dalle conseguenti modalità adottate per il suo raggiungimento (organizzazione, economicità e professionalità) attraverso l’impiego di fattori produttivi quali capitale, mezzi di produzione, materie prime e forza lavoro, e relativi investimenti. È fondamentale inoltre che l’impresa procuri capitale sufficiente a coprire e superare il costo delle spese di produzione, ossia produca un guadagno o profitto o utile: se questa non è più in grado di sopportare la spesa finisce inevitabilmente col fallire”.

Se caliamo questa definizione nell’editoria, l’impresa editoriale ha come scopo la pubblicazione di libri (o più in generale contenuti) attraverso l’impiego di persone, mezzi e investimenti per finanziare l’intera attività.

L’editore è prima di tutto un imprenditore e questo aspetto è un vincolo da tenere ben presente.

Anche se ci sono realtà editoriali sotto forma di associazioni, la forma corretta è quella di un’azienda che indossa i panni corretti dell’impresa, per andare avanti anno dopo anno bisogna arrivare a generare profitto, utili, a far sì che la differenza tra ricavi e costi sia positiva.

E non è un’impresa facile.

L’editore infatti vive un conflitto interno tra il desiderio di voler pubblicare un libro e il potenziale in termini di fatturato e di copie vendute che quel libro dovrebbe generare.

Il conflitto è tra il cuore che va a volte in una direzione e la mente che va dalla parte opposta.

La soluzione è un equilibrio delicato tra queste forze opposte, da un lato la ragione del conto economico del libro, dall’altro la spinta a voler pubblicare un piccolo gioiello che forse piacerà a tanti ma probabilmente partirà con un seguito ridotto.

C’è chi getta il cuore oltre l’ostacolo e decide di pubblicare un testo a qualunque costo e spesso in questo caso si rischia di farsi del male sovrastimando le copie che si venderanno e creando un costo eccessivo di magazzino e un costo di stampa da recuperare che sarà tutto in salita.

C’è chi si muove a piccoli passi, forse fin troppo piccoli e non corre alcun rischio, nemmeno il più controllato e non riesce per questo motivo a far decollare la casa editrice.

Come al solito è nel giusto mezzo che c’è spazio sufficiente per accontentare cuore e testa e lasciare che il singolo libro arrivi alla pubblicazione e così via per il successivo, quello dopo e quello dopo ancora.

A questo proposito oggi voglio raccontarvi una storia.

Ricordo che, quando presentai al mio editore il progetto per il mio primo libro, il libro sullo Yoga della risata, tirò fuori carta e penna e mi spiegò il suo ragionamento.

“Vedi Davide, da una parte abbiamo i costi fissi per fare il libro, li chiamiamo per semplicità costi di redazione e comprendono: correzione bozze, editing e impaginazione. Poi ci sono i costi variabili legati al numero di copie che andiamo a stampare e poi ricordiamoci che, per ogni copia venduta, promozione e distribuzione si prendono un buon 60% del prezzo di copertina.”

Poi ricordo che aggiunse “poi ci sono anche i tuoi diritti e tu vuoi i tuoi diritti, giusto?”

Io annuii.

A ogni voce che elencava, nella mente vedevo il margine dell’editore ridursi ancora e ancora.

Ricordo che ad un certo punto constatai: “Ma voi non siete editori siete dei funamboli, e senza alcuna rete di salvataggio sotto di voi.”

Mi sorrise e mi disse: “Secondo me il tuo è un libro da 500 copie, potrebbe forse diventare un long seller. Forse, ma noi dobbiamo basarci su questo conto economico qui” e indicò il foglio davanti a lui.

Il conto economico aveva preso forma sul foglio davanti a me ed era implacabilmente schietto, nudo e crudo in quei numeri a cui la creatività doveva piegarsi.

“Come possiamo abbassare questo costo?” Il mio dito indicava le voci sui costi di redazione.

“Be’ qui dipende in parte dall’autore, quanto lavoro ci darai da fare sul tuo libro?”

“Il meno possibile” risposi sicuro di sapere cosa stavo dicendo.

In realtà non ne ero affatto sicuro, ma dovevo fare anch’io la mia parte e farla al meglio.

“Ok ti credo, diciamo che li riduciamo di un 20%.”

Io annuii soddisfatto.

“E questo qui?”, avevo indicato i costi di stampa.

“Per abbassare questo dobbiamo stampare almeno altre 250 copie in più.”

“Ok dammi 3 giorni”, replicai sicuro di me.

3 giorni dopo tornai con un mio foglio pieno di parole, numeri e colonne.

“Questo è il numero di libri che venderò nel primo anno durante i miei corsi, questo è il numero di libri che venderò dal mio sito come autore, questi sono quelli che regalerò per far parlare del mio libro e questi perché ho due aziende che mi hanno già chiesto di tenere un corso da loro e comprano delle copie per i dipendenti.”

Dopo qualche secondo aggiunsi: “Ora puoi cambiare quel numero in 750 copie. Ti piace il nuovo conto economico?”

Mi strinse la mano e meno di due mesi dopo eravamo in stampa e in pochi anni abbiamo doppiato la tiratura della prima edizione e il libro continua a vendersi ancora e ancora.

Il cuore vuole puntare subito su mille o più copie e vorremmo sempre avere questa risposta, sia col cappello di autori che con quello di editori.

La mente frena sempre, è prudente, è come un marinaio esperto che vede all’orizzonte le nuvole e non si fida a far salpare la nave.

In mezzo ci siamo noi, pronti a questo braccio di ferro per trovare il giusto equilibrio.

Pubblicare libri è un mix di razionalità e intuizione, non dobbiamo piegare i numeri al nostro volere usando la forza e facendo “tornare” i conti.

Dobbiamo usare la nostra esperienza per dare struttura e valore a quei numeri e lasciare che siano loro a raccontarci lo scenario migliore da seguire.

Poi un guizzo creativo è sempre ben accetto, ma solo un guizzo!

Del resto anche nel simbolo dello Yin e Yang c’è una goccia di nero nel bianco e viceversa.

 

Immagine da Canva.

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